NICOLETTA MONCALIERI

Enigmi e voluttà

C’è, nell’opera di Nicoletta Moncalieri (Modena, 1944) – formatasi in anni di particolare fervore all’Istituto Statale d’Arte Adolfo Venturi della città natale –, il tramando di un approccio che non temeva di rompere con la tradizione consolidata, per imboccare e sperimentare strade nuove, come hanno fatto molti dei suoi compagni di quel tempo. Nicoletta ha da subito scelto di cimentarsi con il collage, una tecnica che esige sapienza dei rapporti tra immagine, parola scritta e lettere dell’alfabeto, assieme a profonda cultura artistica e letteraria, come dimostra la storia gloriosa di questa modalità espressiva, a partire da Picasso, Braque e Gris, fino a, tra i tanti che potrebbero citarsi, Schwitters, Magnelli, Kolar e Spoerri – non è un caso che il presentatore della mostra d’esordio di Nicoletta alla Rocca di Vignola nel 1976 sia stato Corrado Costa, coinvolto lui stesso nelle sperimentazioni delle infinite possibilità del collage. La Moncalieri associa frammenti di lettere e di scritti perdutisi nello scorrere del tempo, e immagini di animali (anche quelli generati dalla congiunzione di varie specie che il mito ci ha trasmesso), di fiori, di donne (meno spesso di uomini), tratte da antiche stampe e libri di animali e da erbari, e dall’infinita storia dell’arte, siano esse proprie della cultura “alta” o di quella “bassa” (per usare due termini che andrebbero completamente rivisitati). Attraverso questi accostamenti, questi muti dialoghi, Nicoletta mette in rapporto parole, lettere (come avveniva negli abbecedari), animali, fiori, piante (spesso dimenticate, come l’“erba saetta”) e donne, nei due cicli recenti di “Voluptas” e di “Sfogliature”, oppure rivisita Alice nel paese delle meraviglie con la “lepre marzolina” o il “leprotto bisestile”, o evoca il cane triste e pensoso, intriso di una dolente dignità, che Piero di Cosimo ha raffigurato ne La morte di Procri. I collage di Nicoletta – nei quali nulla è affidato alla casualità, ma tutto è regolato da equilibri e da lampi di svelamento di qualche ignota intuizione –, sono uno scrigno di infiniti enigmi, forieri di rivelazioni che è affascinante inseguire, anche se spesso ambiguità e misteri persistono, come la vita ogni giorno c’insegna.

Sandro Parmiggiani

6 dicembre 2019

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